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Digital Divide
Il Digital Divide
Il 9% della popolazione italiana è in digital divide di lungo periodo.
Per comprendere la possibile evoluzione temporale del fenomeno e la reale complessità degli interventi necessari all’eliminazione del digital divide infrastrutturale, è fondamentale valutare lo stato delle reti di telecomunicazione che servono le zone attualmente non raggiunte dalla copertura ADSL. In particolare, condizione abilitante per l’offerta e la diffusione dei servizi con velocità di accesso elevate è costituita dalla connessione in fibra ottica della centrale telefonica alla rete di trasporto. Inoltre, condizione tecnica necessaria per la fornitura di servizi a banda larga attraverso la rete fissa è rappresentata dalla presenza di apparati DSLAM nelle centrali telefoniche. Sulla base di queste due dimensioni di intervento (presenza del DSLAM e collegamento in fibra ottica) è possibile differenziare il territorio non solo in funzione della mancanza di copertura ADSL, ma anche rispetto alla complessità ed onerosità degli interventi necessari.

Fonte: Osservatorio Banda Larga – Between (2006)
Figura 9: Digital divide di medio e lungo periodo
Utilizzando le due variabili descritte in precedenza (presenza del DSLAM e collegamento in fibra ottica) è possibile differenziare il territorio nazionale non solo in funzione della mancanza di copertura ADSL, ma soprattutto in relazione alla complessità e onerosità degli interventi necessari per la risoluzione del problema del digital divide infrastrutturale. Risulta, quindi, possibile suddividere il territorio nazionale in tre zone:
- Aree in digital divide di lungo periodo: servite da centrali telefoniche prive di DSLAM e di collegamenti in fibra ottica. L’abilitazione dei servizi ADSL di tali centrali richiede interventi costosi, lunghi e complessi come la posa di nuove infrastrutture in fibra ottica;
- Aree in digital divide di medio periodo: servite da centrali telefoniche prive di DSLAM, ma dotate di collegamenti in fibra ottica. Telecom Italia sta gradualmente attrezzando questo tipo di centrali, sebbene vi sia però un certo numero di centrali (ormai, si è prossimi al raggiungimento di tale limite) di piccole dimensioni che, nonostante l’esistenza del collegamento in fibra ottica, non sono comunque in grado di generare ricavi tali da giustificare l’installazione di un DSLAM. Tali aree sono comunque considerate in una situazione di digital divide di medio periodo, in quanto potrebbero essere abilitate in tempi brevi e con minori risorse, una volta che si sia deciso di intervenire in tal senso;
- Aree in copertura ADSL; servite da centrali telefoniche attrezzate con DSLAM. In tali centrali sono disponibili servizi a banda larga nell’intera gamma di velocità attualmente commercializzate sul mercato.
A settembre 2006, il 9% della popolazione italiana risiede in zone caratterizzate da situazioni di digital divide di lungo periodo, mentre il 3% si trova in aree di digital divide di medio periodo. Per il 9% della popolazione italiana, quindi, l’accessibilità ai servizi a banda larga non solo risulta essere un problema attuale, ma rischia di continuare ad esserlo anche in futuro.
Il digital divide è un problema che riguarda tutte le regioni italiane, anche se con situazioni fortemente differenziate.
Nonostante l’elevato livello di copertura nazionale, sono ancora molte le regioni in cui la disponibilità di servizi a banda larga risulta inferiore alla media. Tra le regioni per cui il divario di copertura risulta più marcato vi sono sia regioni del Mezzogiorno, sia regioni del Centro Nord. Molise, Basilicata e Sardegna registrano i livelli di copertura inferiori, mentre Puglia e Lombardia mostrano quelli più elevati. Importante sottolineare inoltre come, soprattutto nel caso della Lombardia, ma anche per Lazio e Campania, all’alto livello di copertura in termini di popolazione corrisponda un altrettanto elevato numero di comuni non coperti dall’ADSL.
Le regioni, infine, presentano una diversa incidenza dei tipi di digital divide, come mostra la figura seguente:

Fonte: Osservatorio Banda Larga – Between (2006)
Figura 10: Struttura regionale del digital divide
Come si nota dalla figura precedente, il digital divide di medio periodo è in generale trascurabile al Nord, come ad esempio in Lombardia e Piemonte (dove il problema è quasi interamente dovuto alle centrali non collegate in fibra), mentre è rilevante in molte regioni del Centro-Sud come Sardegna e Basilicata, risultando addirittura preponderante in Calabria e Lazio.
Un terzo dei cittadini in digital divide di lungo periodo si trovano in Lombardia, Piemonte e Veneto.
A settembre 2006, circa 6 milioni di cittadini e 400.000 imprese si trovano in aree che scontano un problema di digital divide di lungo periodo.

Fonte: Osservatorio Banda Larga – Between (2006)
Figura 11: Digital divide di lungo periodo
Se in termini di percentuale della popolazione le regioni più colpite dal digital divide di lungo periodo sono Molise, Basilicata e Valle d’Aosta, in termini di numero di cittadini esclusi la maggiore incidenza del problema è riferibile a Piemonte, Veneto e Lombardia. Queste ultime, complessivamente, cumulano circa un terzo del totale dei cittadini in digital divide di lungo periodo.
La reale entità del problema digital divide, infatti, può essere percepita soltanto tenendo presente come l’Italia sia caratterizzata dalla presenza di molti comuni di dimensioni piccole o piccolissime, situati in zone la cui morfologia rende finanziariamente onerosa e tecnicamente complessa la realizzazione di infrastrutture che garantiscano la disponibilità di servizi a banda larga.
Un aspetto ulteriore della gravità del problema del digital divide, quindi, è rappresentato dall’elevato numero di comuni non coperti dall’ADSL. Si tratta in particolare di piccoli comuni, generalmente con meno di 2.000 abitanti e situati in zone orograficamente svantaggiate del nostro Paese. A settembre 2006, i comuni in cui si registrava una copertura della popolazione inferiore al 5% della popolazione erano poco meno di 4.000. Tali comuni sono localizzati in tutte le regioni italiane, anche se da sole Lombardia e Piemonte sommano circa un terzo del totale.
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