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Il Confronto Internazionale

La diffusione della banda larga in Italia è inferiore alla media UE, ma se si considerano gli utenti potenziali l’Italia si colloca ai primi posti del ranking.

La figura seguente evidenzia lo sviluppo della banda larga nei principali Paesi industrializzati, alla fine del secondo trimestre 2006:

Accessi broadband nel mondo
Fonte: Elaborazioni Between su dati OECD (2Q 2006)

Figura 22: Accessi broadband nel mondo

L’Italia è il settimo Paese nel mondo per numero di accessi a banda larga. Nell’ambito dell’UE, l’Italia risulta essere al quarto posto immediatamente dopo Germania, UK e Francia. Tuttavia, nonostante l’Italia in termini di accessi totali si collochi subito dopo i tre Paesi guida, se guardiamo alla penetrazione, l’Italia si posiziona nel gruppo di mezzo, con tassi di penetrazione ogni 100 abitanti simili a quelli della Spagna e inferiori alla media dell’Europa a 15 (13,2%, contro 16,5%).

Il differenziale in termini di tasso di penetrazione viene comunemente utilizzato per supportare la tesi secondo cui lo sviluppo della banda larga in Italia segua un ritmo più lento, rispetto a quanto rilevato negli altri Paesi dell’UE. Tuttavia, per poter collocare correttamente l’Italia nel panorama europeo, occorre fare alcune puntualizzazioni. Il processo di adozione della banda larga, infatti, dipende da un insieme di fattori strutturali e di mercato, che non possono essere colti appieno tenendo conto del solo tasso di penetrazione sulla popolazione.

Innanzitutto, secondo gli ultimi dati comparati internazionali (UE), la copertura della banda larga in Italia era all’inizio del 2005 pari al 83%, contro l’89% della media UE15 e valori pari al 97% per il Regno Unito e il 91% per Francia e Germania, che, va ricordato, dispongono di estese reti di TV via cavo, assenti invece in Italia. Il divario maggiore era riferito alle aree rurali. Inoltre, al di là del livello di infrastrutturazione, il differenziale sopra citato non tiene conto di due fondamentali variabili strutturali che vanno tenute presenti nel confronto internazionale:

  • Densità telefonica: il numero di accessi telefonici per 100 abitanti è pari a 38 per l’Italia, contro il 47 della Francia, il 43 della Germania e 56 del Regno Unito (ECTA, 1Q 2006);

  • Alfabetizzazione telematica: secondo i dati Eurostat (2005) il 56% della popolazione italiana (16+ anni) non ha mai utilizzato un PC, contro il 34% della media UE25 e valori che sono inferiori al 20% per Germania e Regno Unito.

In altri termini, se lo sviluppo del mercato broadband viene riportato alla base “accessibile” (popolazione che ha utilizzato un PC) si scopre che l’Italia si colloca ai primi posti del ranking europeo, in compagnia degli apparentemente irraggiungibili Paesi Scandinavi (il rapporto accessi broadband per 100 utilizzatori PC è pari a 30 per l’Italia contro 23 della media UE15). Allo stesso tempo, l’incidenza degli accessi broadband sul totale degli accessi ad Internet domestici ha ormai raggiunto anche in Italia valori di tutto rispetto (>70%).

I fattori indicati sono espressione di fenomeni effettivamente macroscopici, che non possono essere trascurati in un confronto internazionale. Sebbene ulteriori elementi possano essere introdotti per approfondire ulteriormente l’analisi, in questa sede non resta che aggiungere qualche considerazione prospettica. Infatti, nonostante lo sviluppo del mercato della banda larga in Italia non sia poi così lento come si è soliti affermare nei contesti internazionali, il problema dei limiti strutturali al processo di adozione della banda larga rappresenta comunque un nodo cruciale da sciogliere. La sfida per il futuro diventa la capacità del Sistema-Paese di superare tali limiti, raggiungendo la più ampia diffusione dei servizi a banda larga.

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